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tartarughe Caretta caretta

Dove si rifugiano le tartarughe Caretta Caretta durante l’inverno pelagico?

Durante i mesi più freddi dell’anno, le tartarughe Caretta caretta che frequentano le acque attorno a Lampedusa non scompaiono, ma modificano radicalmente il loro comportamento. La diminuzione delle temperature marine superficiali, soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio, induce questi rettili marini a cercare condizioni più favorevoli in mare aperto o in profondità.
In questa fase, molte tartarughe adottano una strategia energetica che la comunità scientifica definisce “quiescenza termica”, una sorta di semi-letargo acquatico, durante il quale riducono drasticamente i movimenti e il metabolismo, minimizzando il dispendio energetico. Si tratta di un adattamento fisiologico noto in diversi popolamenti mediterranei, e ampiamente documentato da studi basati su marcature satellitari e radio-tracking. Alcuni esemplari si allontanano anche per centinaia di chilometri dalle zone di nidificazione estive, seguendo rotte migratorie che li conducono verso aree più profonde o verso bacini a temperatura più stabile, come quelli tra la costa africana e la piattaforma continentale italiana. Altri individui, invece, scelgono di restare nel perimetro delle Pelagie, prediligendo fondali rocciosi, scogli sommersi o praterie di Posidonia a elevata densità, dove la temperatura è mediamente più costante e l’attività predatoria più contenuta.

Questa fase di ridotta attività motoria può durare diverse settimane, durante le quali le tartarughe Caretta caretta si immergono per tempi prolungati, evitando la zona superficiale della colonna d’acqua. Le immersioni possono superare i 40 minuti, con frequenza ridotta di emersione per la respirazione. Le tartarughe Caretta caretta si muovono lentamente o restano ancorate al fondale marino, sfruttando le correnti di fondo per limitare ulteriormente il dispendio energetico.

La comprensione di questo comportamento invernale è oggi oggetto di studio da parte di numerosi enti scientifici, anche italiani, come l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), l’Università di Roma La Sapienza e le ONG che collaborano con i centri di recupero tartarughe. I dati raccolti confermano che la Caretta caretta è perfettamente adattata alla variabilità termica del Mediterraneo, ma anche che la stagione fredda rappresenta un momento critico per la sua sopravvivenza, in particolare in relazione all’inquinamento, alla presenza di plastiche galleggianti e alla pesca accidentale. Questo rende ancora più importante mantenere alta l’attenzione sulla conservazione della specie anche nei mesi invernali, quando la loro assenza dalle coste potrebbe erroneamente far pensare a un periodo “vuoto” in termini di monitoraggio.

Come si monitorano le tartarughe Caretta caretta in inverno: dati, tecnologie e sfide

Osservare ciò che avviene sotto la superficie del mare in inverno è, per ovvie ragioni, più complesso rispetto ai periodi caldi dell’anno. Eppure, è proprio tra gennaio e marzo che i dati scientifici diventano più preziosi. Le tartarughe Caretta caretta, infatti, non scompaiono, ma semplicemente, smettono di essere visibili ad occhio nudo. Per questo motivo, gli enti preposti al monitoraggio, come anche l’ISPRA, l’Università di Palermo e diversi centri di recupero marino distribuiti tra Sicilia e Calabria, adottano una combinazione di tecnologie avanzate per seguirne gli spostamenti e analizzarne il comportamento delle tartarughe Caretta caretta.

Uno degli strumenti più utilizzati per osservare le tartarughe Caretta caretta è la marcatura satellitare, piccoli trasmettitori, assolutamente non invasivi, che vengono applicati sul carapace degli esemplari adulti. Quando l’animale emerge in superficie per respirare, il dispositivo invia un segnale GPS, che viene registrato in tempo reale. Questo consente di tracciare le rotte percorse, la durata delle immersioni, la temperatura dell’acqua frequentata e la profondità raggiunta. Dai dati raccolti, si evince che molte tartarughe caretta caretta pelagiche si allontanano temporaneamente dalle Pelagie, per poi fare ritorno nei mesi più caldi. Altre, soprattutto quelle più giovani, si mantengono stanziali, muovendosi tra Lampedusa, Linosa e la costa tunisina. Un’altra tecnica fondamentale è il “drifting data-logger”, un tipo di boa galleggiante dotata di sensori ambientali, che può essere lasciata in mare e trasportata dalle correnti. I sensori rilevano parametri come salinità, temperatura, clorofilla e densità planctonica, permettendo di comprendere se una determinata zona sia adatta all’alimentazione o al riposo invernale delle tartarughe Caretta caretta. Questi dati sono poi correlati con le osservazioni dirette effettuate da sub professionisti, volontari del progetto Tartawatchers, o team accademici.

La difficoltà principale resta l’inaccessibilità di alcuni fondali nel periodo invernale. Le condizioni meteo marine, unite alla scarsa visibilità e alla temperatura dell’acqua più bassa, riducono le possibilità di immersione. Inoltre, i ritmi vitali rallentati delle tartarughe Caretta caretta rendono i loro avvistamenti molto meno frequenti, anche in considerazione al fatto che non si avvicinano facilmente alla costa, e possono restare inattive per giorni. Tuttavia, ogni anno si raccolgono nuovi elementi che migliorano la nostra comprensione di questo straordinario rettile marino. Ad esempio, si è osservato che gli esemplari adulti mostrano una spiccata “fedeltà” stagionale a certe aree marine, alcune zone a sud di Lampedusa e attorno al Banco Avventura (un rilievo sottomarino a ovest dell’isola) sembrano fungere da veri e propri “rifugi termici”. Queste aree, caratterizzate da minime escursioni termiche, ricche di plancton e protette da grandi profondità, potrebbero rappresentare un habitat invernale chiave per la specie. Il ruolo delle associazioni e degli enti locali è cruciale. Anche quando non si effettuano escursioni, la sensibilizzazione continua attraverso attività divulgative, aggiornamenti scientifici e pubblicazioni accessibili ai non addetti ai lavori.

Lampedusa come presidio naturale per la tutela delle tartarughe Caretta caretta

L’Isola di Lampedusa rappresenta una tappa essenziale per la sopravvivenza e la conservazione delle tartarughe Caretta caretta, perché è uno dei pochi siti italiani in cui avvengono ancora regolari nidificazioni, ma anche perché la sua posizione geografica, al crocevia tra Africa, Sicilia e Canale di Sicilia, ne fa una sorta di snodo ecologico privilegiato. Un crocevia biologico, in cui molte dinamiche ambientali convergono: correnti marine calde, abbondanza di risorse trofiche, profondità diversificate e tratti di costa ancora intatti. Durante i mesi più caldi, Lampedusa è uno dei principali siti di ovodeposizione della tartaruga marina nel Mediterraneo e ogni estate si registrano decine di nidi lungo la costa sud, in particolare nell’area della Spiaggia dei Conigli. Tuttavia, è nei mesi più freddi che l’isola gioca un ruolo ancora meno visibile ma non meno importante: quello di sentinella scientifica e di rifugio termico. Il mare attorno all’isola mantiene, grazie alla sua particolare composizione e profondità, temperature più miti rispetto ad altri tratti della regione. Questo effetto è amplificato dalla presenza di fondali profondi che degradano dolcemente e dalla scarsa antropizzazione di ampi tratti di costa rocciosa.

Non va dimenticato, infatti, che la Caretta caretta non è una specie esclusivamente costiera: fuori dalla stagione riproduttiva, molti esemplari adulti si spostano in acque aperte, scegliendo aree pelagiche dove nutrirsi e sostare. Ecco perché le acque attorno a Lampedusa, in particolare tra Punta Parrino, Capo Grecale e le secche a ovest dell’isola, sono regolarmente oggetto di studio. Alcuni tratti marini ospitano popolazioni stanziali di piccoli cefalopodi, crostacei e pesci di piccola taglia, che costituiscono la dieta base delle tartarughe Caretta caretta. In particolare, le zone ricche di posidonia e le piattaforme rocciose sommerse offrono un habitat complesso e riparato, fondamentale per il riposo e l’alimentazione invernale della specie.

Nel contesto più ampio della tutela ambientale, Lampedusa ha saputo sviluppare una rete virtuosa di collaborazione tra istituzioni pubbliche, enti di ricerca, associazioni di volontariato e operatori locali. Il Centro di Recupero Tartarughe Marine dell’isola, gestito da Legambiente, è diventato nel tempo un punto di riferimento internazionale per lo studio, la cura e la reintroduzione degli esemplari feriti o debilitati. La struttura non si limita a intervenire nei casi di emergenza, ma svolge un’attività costante di monitoraggio, raccolta dati e sensibilizzazione. L’educazione ambientale, d’altronde, è un altro elemento che rende l’isola strategica: ogni anno, centinaia di turisti vengono coinvolti in attività di osservazione e divulgazione, dalle passeggiate guidate alle mostre fotografiche, fino alle lezioni sul campo. Anche durante l’inverno, la dimensione culturale e formativa non si arresta, ma si trasforma: diventano protagonisti i racconti di chi abita l’isola, le testimonianze degli operatori, gli aggiornamenti scientifici condivisi con la comunità. Tuttavia, se Lampedusa oggi è riconosciuta come un modello di equilibrio tra turismo responsabile e conservazione della biodiversità, lo si deve anche a un cambiamento di prospettiva maturato negli ultimi anni, quello che pone il valore della natura non come semplice “attrazione”, ma come elemento fondante dell’identità del luogo. Le tartarughe Caretta caretta non sono solo animali iconici da fotografare in estate, ma indicatori ecologici, messaggere silenziose della salute del mare, custodi di una memoria biologica antichissima. E chi ha scelto di restare sull’isola anche nei mesi più silenziosi, sa quanto sia importante continuare a osservare, raccogliere dati, condividere conoscenza.

Un’isola che osserva le tartarughe Caretta caretta anche d’inverno

Lampedusa, durante i mesi invernali, smette di essere meta e torna ad essere madre: culla antica di ritmi naturali che sfuggono al turismo stagionale, ma non per questo meno significativi. È in questa stagione che il mare si racconta con maggiore chiarezza, privo di interferenze, rivelando aspetti che sfuggono nei mesi più affollati. Le tartarughe Caretta caretta, lontane dalla luce dei riflettori estivi, proseguono il loro ciclo vitale, immerse in un ambiente che continua a battere e a vivere sotto la superficie. La comprensione di questo mondo sommerso richiede competenza, ascolto, pazienza. Ecco perché il valore di chi, come La Quarta Isola, ha scelto di vivere il mare appieno, non si esaurisce con la chiusura della stagione turistica. Anche ora, mentre le escursioni sono sospese e le onde raccontano un’altra storia, resta vivo l’impegno nella divulgazione, nella sensibilizzazione, nella costruzione di un rapporto profondo tra uomo e ambiente.

Chi desidera prepararsi alla prossima stagione può cominciare da qui, magari leggendo, esplorando i contenuti pubblicati, scoprendo come prenotare un’esperienza che non sia soltanto bella, ma anche giusta.
Visita la sezione dedicata alle escursioni per conoscere le proposte che riprenderanno con la bella stagione, oppure usa la pagina contatti per chiedere informazioni o semplicemente dialogare con chi il mare lo osserva da vicino, anche quando nessuno guarda. Perché è proprio in questi mesi che si costruisce il futuro di un’isola davvero autentica. E conoscere dove si rifugiano le tartarughe Caretta caretta durante l’inverno è, in fondo, un modo per capire meglio anche il nostro bisogno di rallentare. Di abitare il tempo. E di tornare, quando sarà il momento, non solo per visitare, ma per imparare.

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