Che cosa ci fa un pesce del Mar Rosso nelle acque di Lampedusa? La domanda sembra quasi l’inizio di una curiosità da raccontare durante una giornata in mare, ma la risposta riguarda uno dei cambiamenti più interessanti che stanno avvenendo nel Mediterraneo e che riguardano la presenza di specie aliene marine a Lampedusa.
Nel giugno 2026 i pescatori lampedusani hanno catturato oltre cento esemplari di sardina di Golani, Etrumeus golanii, durante una battuta di pesca alle acciughe. È una specie originaria del Mar Rosso e la coincidenza con Lampedusa è tutt’altro che casuale: il primo esemplare che consentì a ISPRA di segnalarne la presenza nei mari italiani era stato pescato proprio qui, nel settembre 2005. Allora si trattava di un incontro isolato; ventun anni dopo una cattura così numerosa indica una presenza ormai molto più consistente nello Stretto di Sicilia.
Non è nemmeno l’unico caso. Nel 2025 un pescatore di Lampedusa riconobbe tra le triglie catturate un pesce insolito: una banda scura lungo il corpo, una macchia vicino alla coda, colori differenti dalle specie abituali.
Era un Parupeneus forsskali, la triglia del Mar Rosso, mai segnalata prima nelle acque italiane. L’esemplare fu conservato e consegnato ai ricercatori ISPRA di Palermo, confermando ancora una volta quanto l’esperienza di chi lavora ogni giorno sul mare possa diventare preziosa per la ricerca scientifica.
Le specie aliene marine a Lampedusa, quindi, non sono un fenomeno astratto da laboratorio. A volte la loro storia comincia su un peschereccio, dallo sguardo di qualcuno che conosce talmente bene i pesci di casa da accorgersi immediatamente quando tra loro ne compare uno nuovo.
Come arrivano le specie aliene marine a Lampedusa e perché “aliena” non significa sempre “invasiva”

Il Mediterraneo non è mai stato un mare chiuso nel senso biologico del termine. Specie e popolazioni si spostano, gli areali cambiano e gli organismi possono arrivare attraverso vie naturali o essere trasportati indirettamente dalle attività umane. Nel caso di molte specie provenienti dal Mar Rosso, un passaggio decisivo è il Canale di Suez. Aperto nel 1869, ha creato un collegamento artificiale tra Mar Rosso e Mediterraneo e ha consentito a numerosi organismi di espandersi progressivamente verso occidente.
La sardina di Golani e la triglia Parupeneus forsskali appartengono proprio a questo tipo di migrazione, spesso definita lessepsiana.
Ma le strade sono più di una. Secondo ISPRA – Specie aliene marine e progetto CapSenHAR, nuove specie possono raggiungere il Mediterraneo anche attraverso il traffico marittimo, l’acquacoltura e l’acquariofilia; altre ampliano invece naturalmente il proprio areale attraverso Gibilterra. Il riscaldamento delle acque e altri cambiamenti ambientali possono poi rendere più favorevole l’insediamento di organismi abituati a temperature superiori.
Questo, però, non autorizza a usare come sinonimi specie aliena e specie invasiva. La prima è una specie presente fuori dal proprio areale originario per effetto diretto o indiretto dell’uomo; diventa invasiva quando riesce a diffondersi causando effetti negativi significativi sull’ecosistema, sull’economia o sulla salute.
Non tutte le specie aliene marine a Lampedusa avranno quindi necessariamente un impatto dannoso.
La distinzione è importante anche per evitare letture troppo semplici del fenomeno. Per la triglia del Mar Rosso, ad esempio, ISPRA precisa che nei luoghi colonizzati non sono ancora stati accertati impatti, anche se un’eventuale competizione con le triglie native per spazio e risorse resta una possibilità da studiare.
Il punto scientificamente interessante non è quindi decretare subito se un nuovo pesce sia “buono” o “cattivo”, ma capire se riesca a riprodursi, quanto velocemente si espanda, quali habitat utilizzi e quali rapporti sviluppi con le specie aliene marine a Lampedusa già presenti.
Si possono vedere le specie aliene marine a Lampedusa durante un’escursione o facendo snorkeling?

Qui serve distinguere la possibilità dalla promessa. Nessuna escursione può garantire l’avvistamento di una determinata o più specie aliene marine a Lampedusa, e non avrebbe senso trasformare il mare in una caccia al pesce esotico. Però la barca offre un punto di osservazione privilegiato e le soste bagno possono regalare incontri inattesi, soprattutto a chi indossa maschera e boccaglio e impara a guardare il fondale con un po’ di pazienza.
Le due specie recentemente segnalate a Lampedusa hanno abitudini differenti. La sardina di Golani è un pesce pelagico-neritico, argentato e gregario, che può frequentare la colonna d’acqua fino a circa 50 metri: incontrare un banco durante un bagno è possibile, ma riconoscerlo con certezza da altre specie aliene marine a Lampedusa simili non è affatto semplice.
Tra le specie aliene marine a Lampedusa la triglia del Mar Rosso offre invece un caso ancora più interessante per chi pratica snorkeling. Vive anche a basse profondità, su fondali sabbiosi e in prossimità di rocce, può raggiungere circa 28 centimetri e presenta alcuni caratteri abbastanza evidenti, tra cui la linea scura lungo la parte superiore del corpo e la macchia vicino al peduncolo caudale.
Durante un’escursione diurna con La Quarta Isola le soste per il bagno consentono di osservare il mare da una prospettiva che dalla costa manca completamente. E chi vuole farlo con maggiore attenzione può riprendere i consigli del nostro approfondimento sullo snorkeling a Lampedusa dalla barca: entrare lentamente, non inseguire gli animali, evitare di toccare il fondale e lasciare che siano i pesci a mantenere la distanza. Se compare qualcosa di insolito, una fotografia nitida vale molto più di un tentativo di avvicinarsi troppo. Meglio riprendere il pesce lateralmente, se possibile includendo nell’immagine qualche elemento che aiuti a valutarne le dimensioni, e ricordare il luogo dell’avvistamento.
A Lampedusa osservare il mare significa anche accorgersi che sta cambiando
Sicuramente è parecchio affascinante pensare che un pesce osservato per pochi secondi possa raccontare un viaggio iniziato molto lontano. E oggi un turista attento può perfino contribuire a documentarlo. ISPRA invita pescatori, subacquei e cittadini a segnalare organismi insoliti: fotografie, luogo, data e informazioni sull’avvistamento possono essere esaminate dagli specialisti e diventare parte dei sistemi di citizen science utilizzati per seguire la diffusione delle specie non indigene. Non significa toccare, catturare o disturbare ciò che si incontra. Significa fare esattamente il contrario: guardare bene. Fotografare se le condizioni lo permettono, osservare forme e colori, lasciare l’animale nel suo ambiente e affidare l’identificazione a chi possiede gli strumenti per farla. È un modo diverso di vivere anche un’escursione in barca: non soltanto cercare l’acqua più trasparente o il punto perfetto per il bagno, ma accorgersi di ciò che quella stessa acqua ci sta raccontando.
A bordo de La Quarta Isola, Lampedusa si scopre soprattutto dal mare e forse una delle cose più belle da portare con sé non è sapere in anticipo che cosa si vedrà, ma imparare a riconoscere quando davanti alla maschera compare qualcosa che non avevamo mai visto. Il Mediterraneo non è una fotografia ferma: cambia, accoglie nuove presenze, perde equilibri e ne costruisce altri.
Osservarlo con curiosità e rispetto significa essere, per qualche ora, testimoni di quella storia mentre sta ancora accadendo.