Che cosa succede sulle Pelagie quando, a metà ottobre, arriva la sera?
Per gran parte dell’anno potremmo rispondere parlando del mare, del vento, delle barche che rientrano. In queste settimane, però, tra le rocce di Linosa sta accadendo anche qualcosa di molto più speciale e unico. I giovani di berta maggiore alle Isole Pelagie, cresciuti durante l’estate all’interno di cavità e anfratti lavici, sono ormai vicini al momento dell’involo. Escono dopo il tramonto e lasciano il luogo in cui sono nati per iniziare una vita che trascorreranno quasi interamente sul mare. ISPRA indica proprio ottobre come il mese in cui gran parte dei giovani abbandona il nido, circa due mesi dopo la schiusa.
A Linosa la dimensione del fenomeno sorprende. L’isola ospita circa 10.000 coppie di berta maggiore mediterranea (Calonectris diomedea), la più grande colonia italiana e, secondo il progetto Pelagic Birds dell’Università di Palermo, una delle più importanti d’Europa. Una popolazione più piccola nidifica anche a Lampedusa, mentre a Lampione sono state stimate circa 200 coppie. Per approfondire, il progetto Pelagic Birds dell’Università di Palermo racconta proprio il valore naturalistico di questa presenza nelle Isole Pelagie.
Il particolare forse più difficile da immaginare è che tutto comincia quasi al buio. La berta maggiore è un uccello marino vero: usa la terra soprattutto per riprodursi e, una volta lasciato il nido, davanti al giovane non c’è una strada da seguire né un adulto che gli mostri il percorso. C’è il mare. E basta. Da una cavità nella lava di un’isola di appena pochi chilometri quadrati comincia così uno spostamento che può portarlo fuori dal Mediterraneo e migliaia di chilometri più lontano.
È così che a metà ottobre, mentre dalla costa osserviamo un’isola apparentemente più quieta dopo l’estate, sulle Isole Pelagie qualcuno sta partendo per la prima volta.
La berta maggiore alle Isole Pelagie può arrivare fino all’Atlantico africano

Dove va, dopo essere sparita all’orizzonte? Per molto tempo la risposta è rimasta affidata agli avvistamenti e agli inanellamenti. Oggi piccoli dispositivi di tracciamento permettono invece di ricostruire rotte che, viste su una carta, fanno sembrare Linosa ancora più piccola. Gli studi condotti sulla berta maggiore alle Isole Pelagie hanno mostrato che, terminata la stagione riproduttiva, molti adulti escono dal Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra e scendono lungo la costa occidentale africana. Mauritania, Senegal, Golfo di Guinea.
Alcuni individui si spingono molto più a sud, fino alle acque influenzate dalla corrente del Benguela, davanti alla Namibia. Non è una deviazione occasionale, ma parte di un ciclo annuale che alterna la fedeltà quasi ostinata al luogo di nidificazione a mesi trascorsi lontanissimo dalla terra in cui la berta maggiore è nata. Una ricerca pubblicata su Animal Behaviour ha seguito proprio gli spostamenti delle berte di Linosa per capire quanto le strategie migratorie dipendano dall’individuo e dalla coppia. Ed è qui che la storia diventa ancora più curiosa. Maschio e femmina non necessariamente migrano insieme. Dopo aver condiviso il nido e l’allevamento del pulcino possono partire in tempi differenti e affrontare separatamente migliaia di chilometri di oceano. Eppure diversi studi hanno osservato una certa coerenza nelle aree utilizzate durante lo svernamento: ciascun individuo tende a ripetere negli anni rotte e destinazioni già sperimentate. In altre parole, la berta maggiore non vaga semplicemente sopra il mare aperto, costruisce una propria geografia.

Come la berta maggiore faccia a ritrovare la strada è una delle domande più affascinanti. Gli uccelli marini possono utilizzare più informazioni contemporaneamente: posizione del sole, campo magnetico terrestre, venti, odori e caratteristiche dell’ambiente marino. Per specie capaci di trascorrere settimane sull’oceano, orientarsi significa inoltre saper leggere un paesaggio che ai nostri occhi sembra quasi privo di riferimenti. Il mare, per loro, non è affatto vuoto. Poi arriva la primavera. Dopo mesi trascorsi nell’Atlantico, la berta maggiore alle Isole Pelagie torna verso il Mediterraneo e, spesso, proprio verso la stessa colonia. A Linosa le coppie possono ritrovare il medesimo sito riproduttivo utilizzato negli anni precedenti. Migliaia di chilometri fuori e ritorno quasi allo stesso punto della roccia. È forse questo contrasto a rendere straordinaria la specie dell berta maggiore: una vita costruita su distanze enormi e, nello stesso tempo, su una fedeltà sorprendente a pochi metri quadrati di isola. Per approfondire le rotte migratorie delle popolazioni mediterranee, è utile il progetto Pelagic Birds dell’Università di Palermo e lo studio dedicato alle strategie migratorie delle berte di Linosa pubblicato su ScienceDirect.
Per la berta maggiore alle Isole Pelagie il buio conta davvero
Per noi una luce accesa sulla costa è quasi sempre qualcosa di rassicurante. Per una giovane berta che lascia il nido per la prima volta, invece, può diventare un problema. La berta maggiore alle Isole Pelagie si invola soprattutto dopo il tramonto e proprio in queste ore il buio svolge una funzione importante: aiuta i giovani a orientarsi verso il mare aperto. Le luci artificiali possono disorientarli, attirandoli verso strade, case o strutture costiere. ISPRA, come abbiamo avuto modo di anticipare, ha documentato più volte questo fenomeno e ricorda che ottobre è proprio il mese in cui gran parte dei giovani abbandona il nido.
A Linosa il tema è stato studiato anche in modo molto concreto e sono diversi gli studi che hanno analizzato l’effetto di luci intense e rumore su pulcini di berta maggiore durante eventi serali all’aperto. Il punto interessante non è soltanto che questi uccelli preferiscano il buio: nelle berte l’alimentazione dei piccoli avviene di notte e la presenza di illuminazione artificiale può interferire con il comportamento degli adulti al nido. In altre parole, qualcosa che per noi dura poche ore, una luce forte, musica, attività notturna, può entrare nel ritmo biologico di una specie che ha organizzato riproduzione e cure parentali proprio attorno all’oscurità. È una curiosità che cambia anche il modo di pensare alle isole, se immaginiamo che di giorno Linosa sembra dominata dalla roccia vulcanica e dal mare; di notte esiste un’altra geografia, molto meno visibile, fatta di cavità occupate dai nidi, richiami e giovani pronti all’involo. Non tutto quello che rende speciale un luogo deve essere necessariamente illuminato per essere visto meglio. A volte vale proprio il contrario.
Per questo, parlando di berta maggiore alle Isole Pelagie, tutela e turismo non dovrebbero essere considerati mondi separati. Conoscere i tempi della specie, evitare di avvicinarsi ai siti di nidificazione e limitare luci inutili nelle aree sensibili significa lasciare che ottobre faccia il suo lavoro. Mentre noi guardiamo il mare dalla costa, qualche giovane berta può essere proprio in quel momento sul punto di affrontarlo per la prima volta.
Osservare la berta maggiore alle Isole Pelagie dal mare
Per riconoscere una berta maggiore non serve essere ornitologi, ma aiuta sapere dove guardare. È un uccello costruito per il mare aperto: ali lunghe, volo radente, pochi battiti alternati a planate che sembrano seguire il profilo delle onde. Trascorre gran parte della vita lontano dalla terraferma e vi ritorna soprattutto per riprodursi; si alimenta di piccoli pesci, cefalopodi e crostacei catturati negli strati superficiali dell’acqua.
Linosa ospita la più grande colonia italiana, un dato che da solo spiega quanto le Pelagie siano importanti per la conservazione della specie.
Può capitare di incontrarla durante una navigazione? Sì, soprattutto se si trascorre tempo sul mare, ma è importante non trasformare questa possibilità in una promessa di avvistamento. Gli animali selvatici non rispettano itinerari turistici. Una berta maggiore alle Isole Pelagie può comparire lontano dalla costa, passare rapidamente accanto alla barca oppure essere soltanto una sagoma che sfiora l’acqua in lontananza.
Proprio per questo vale la pena tenere gli occhi aperti anche durante i trasferimenti tra una sosta e l’altra. Un’escursione diurna con La Quarta Isola permette di trascorrere diverse ore sul mare e osservare la costa da una prospettiva diversa; se arriva un incontro con la fauna marina, il modo migliore di viverlo resta quello più semplice: guardare senza inseguire, mantenere le distanze e lasciare all’animale la possibilità di continuare la propria rotta. A metà ottobre questa possibilità acquista un significato particolare. Alcune berte sono ancora legate alle colonie, altre hanno già iniziato il viaggio che le porterà fuori dal Mediterraneo. E allora quella sagoma che compare per pochi secondi sopra l’acqua non è soltanto un uccello marino da fotografare. Potrebbe essere un individuo all’inizio di una migrazione lunghissima, oppure un adulto che fra qualche mese saprà ritrovare, dopo migliaia di chilometri, la stessa isola e spesso la stessa area di nidificazione. Gli studi più recenti confermano quanto Linosa continui a essere uno dei luoghi chiave per la berta maggiore alle Isole Pelagie, con migliaia di coppie concentrate nelle sue coste vulcaniche.
Con La Quarta Isola, navigare tra Lampedusa e il mare delle Pelagie significa anche concedersi il tempo di osservare ciò che normalmente passa ai margini dello sguardo. Una scia sull’acqua. Un volo basso. Un animale che compare e subito scompare dietro un’onda. A ottobre, mentre noi cominciamo a pensare alla fine dell’estate, per la berta maggiore sta iniziando tutt’altro: un viaggio verso un orizzonte che continuerà molto oltre quello che riusciamo a vedere dalla barca.