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Bioluminescenza marina

Bioluminescenza marina a Lampedusa: perché il mare può accendersi di notte

Una mano sfiora l’acqua, la scia della barca si apre dietro lo scafo e per un istante qualcosa sembra brillare. Blu. Verde. A volte soltanto pochi punti, altre volte una luminosità più evidente che segue il movimento dell’acqua. La bioluminescenza marina a Lampedusa appartiene a quei fenomeni che sembrano inventati finché non si scopre che dietro c’è una spiegazione molto concreta.
Numerosi organismi marini sono infatti capaci di produrre luce attraverso reazioni chimiche; tra i più conosciuti nel Mediterraneo ci sono alcuni dinoflagellati planctonici, microrganismi che possono emettere brevi lampi quando vengono disturbati dalle onde, dal passaggio di un pesce o dallo scafo di un’imbarcazione. Il CNR, in un approfondimento dedicato alla bioluminescenza marina, cita Noctiluca scintillans tra le specie più note: di giorno può contribuire a particolari colorazioni dell’acqua, mentre di notte reagisce agli stimoli meccanici producendo bagliori azzurri.
È importante però non confondere la bioluminescenza marina con altri fenomeni luminosi. Non è fosforescenza nel senso comune del termine, né una luce “immagazzinata” durante il giorno e restituita al buio. La produzione avviene nell’organismo e può durare pochissimo, a volte appena una frazione di secondo. E non significa, naturalmente, che il mare di Lampedusa si illumini ogni sera. Temperatura, presenza e concentrazione degli organismi, correnti e condizioni locali devono combinarsi nel modo giusto. Nessun calendario può indicare con certezza quando accadrà. Ed è forse proprio questa imprevedibilità a rendere il fenomeno ancora più interessante.

Bioluminescenza marina a Lampedusa, ma da dove arriva quella luce?

Bioluminescenza marina

La prima sorpresa nella bioluminescenza marina è che quella luce non viene dal sole e non è un riflesso. Viene prodotta dall’organismo stesso. Nella bioluminescenza/una sostanza chiamata luciferina partecipa a una reazione chimica che, in molti organismi, coinvolge un enzima chiamato luciferasi e porta all’emissione di luce. Un meccanismo raffinato che nel mare può avere funzioni molto diverse: confondere un predatore, attirarne uno più grande contro chi sta attaccando, comunicare oppure facilitare la ricerca di una preda. Quello che noi vediamo come un lampo bellissimo può dunque essere una strategia di sopravvivenza.
Nel Mediterraneo uno dei protagonisti più conosciuti è proprio Noctiluca scintillans. Quando questi organismi si concentrano in quantità elevate, il semplice movimento dell’acqua può rendere visibile la loro luminescenza. Una scia. Un’onda che si rompe. A volte l’effetto è diffuso, altre appena percettibile. E due persone che guardano lo stesso tratto di mare potrebbero persino accorgersene in modo diverso, perché l’occhio umano, una volta abituato al buio, riesce a distinguere emissioni molto deboli che una luce artificiale vicina può cancellare.
La bioluminescenza marina a Lampedusa, qualora si presenti, va quindi osservata senza trasformarla in una caccia vera e propria: non esiste un orario certo, non c’è una cala in cui prenotarla, né una stagione capace di garantirla. Anche questo è importante da sapere. La natura marina non lavora su appuntamento, ovviamente.

E poi la bioluminescenza marina non appartiene soltanto al plancton. Nel Mediterraneo vive anche la Pelagia noctiluca, la cosiddetta medusa luminosa, capace di emettere luce quando viene disturbata; la specie è presente anche nelle acque delle Pelagie. La Pelagia noctiluca è urticante e va osservata senza toccarla, però certamente è un altro esempio di quanto il mare notturno sia biologicamente attivo. Quando dalla barca vediamo soltanto una superficie nera, sotto continuano alimentazione, spostamenti, predazione e una quantità di relazioni che di giorno spesso passano inosservate.

Per vedere la bioluminescenza marina a Lampedusa serve soprattutto il buio

Perché alcuni bagliori si notano e altri passano inosservati? La risposta più semplice è la luce che abbiamo intorno. Una notte molto buia rende naturalmente più facile percepire emissioni deboli; luna piena, illuminazione costiera e luci intense a bordo possono invece ridurre il contrasto. Anche le condizioni del mare incidono sull’esperienza visiva, ma non esiste una formula che permetta di prevedere con certezza quando comparirà la bioluminescenza marina a Lampedusa. Questo cambia anche il modo di vivere una navigazione serale. Non occorre trascorrere la notte con gli occhi fissi sull’acqua aspettando. Molto più interessante è abituarsi a osservare.
Una escursione notturna a Lampedusa mostra già un mare completamente diverso da quello delle ore centrali: la costa perde definizione, i riferimenti si riducono, le distanze sembrano cambiare e ogni movimento vicino alla barca diventa più evidente.
Vale la pena guardare anche la scia lasciata dallo scafo o il punto in cui l’acqua viene smossa, soprattutto dopo che gli occhi si sono abituati all’oscurità. Se compare un bagliore, anche minimo, la tentazione sarà probabilmente quella di prendere subito il telefono. Ma non sempre conviene.

Fotografare la bioluminescenza marina con uno smartphone, infatti, è difficile. La luce è debole e può durare pochissimo. Modalità notte, telefono molto stabile, esposizione più lunga e poca illuminazione circostante possono aiutare; il movimento della barca, però, complica ulteriormente lo scatto. E utilizzare il flash non serve: illumina ciò che si trova vicino all’obiettivo e rischia di cancellare proprio il contrasto che permette di vedere il fenomeno. Spesso l’occhio registra molto più della fotocamera. Forse non è un male. Ci sono notti in cui tornare con una fotografia imperfetta è meno importante che ricordare esattamente il momento in cui qualcuno ha guardato l’acqua e ha detto: avete visto anche voi?

La Quarta Isola e quelle notti in cui il mare mostra qualcosa in più

Sapere come funziona la bioluminescenza marina a Lampedusa non la rende meno affascinante. Succede quasi il contrario. Dietro un bagliore che dura pochi secondi ci sono organismi minuscoli, reazioni chimiche, strategie di difesa e un ecosistema che continua la propria attività mentre dalla superficie vediamo soltanto il buio.

Con La Quarta Isola, navigare nelle ore serali significa anche lasciare spazio a ciò che non può essere programmato. Una luna che appare tra le nuvole. La costa riconoscibile soltanto da qualche luce. Il rumore dell’acqua accanto allo scafo. Una sagoma che passa lontano. E, qualche volta, forse un lampo blu che dura il tempo necessario per chiedersi se lo abbiamo visto davvero.

Non serve prometterlo. Sarebbe persino contrario alla natura del fenomeno. La bioluminescenza marina a Lampedusa è interessante proprio perché ricorda che il mare non è uno spettacolo costruito per chi lo osserva. Accadono cose anche quando non siamo lì, e molte non si lasciano prevedere. Si può soltanto conoscere meglio ciò che abbiamo davanti e imparare a prestargli attenzione.
Il mare di Lampedusa non ha bisogno di accendersi ogni notte per sorprendere. Ma sapere che, nelle condizioni giuste, può farlo cambia già il modo in cui aspettiamo il buio.

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