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Schiuma del mare a Lampedusa: perché si forma e cosa significa davvero

Dopo una giornata di vento capita di vederla arrivare vicino alle rocce, raccogliersi ai bordi di una cala o disegnare strisce bianche sulla superficie. E la domanda viene quasi spontanea: quella schiuma è normale? La schiuma del mare a Lampedusa può sorprendere soprattutto in autunno, quando le giornate di mare perfettamente calmo si alternano più facilmente a onde e vento capaci di rimescolare con forza gli strati superficiali. Vederla, però, non significa automaticamente trovarsi davanti a un segnale di inquinamento. Molta della schiuma marina ha un’origine del tutto naturale e nasce dall’incontro fra acqua, aria, materia organica e movimento. Capire come si forma permette anche di osservare meglio ciò che succede intorno alla barca: perché a volte sparisce in pochi minuti? Perché in certi punti si accumula e in altri no? E quando, invece, è meglio essere prudenti?

Schiuma del mare a Lampedusa, cosa c’è davvero dentro quelle bolle

La schiuma del mare può avere origine naturale e formarsi anche per la presenza di sostanze organiche nell’acqua.

L’acqua del mare non contiene soltanto sale. Dentro ci sono particelle microscopiche, sostanze organiche prodotte o rilasciate da alghe, plancton e altri organismi, proteine, grassi e materiali in decomposizione. Alcune di queste molecole si comportano come tensioattivi naturali: aiutano l’aria a rimanere intrappolata nell’acqua più a lungo invece di lasciare che ogni bolla scoppi immediatamente.
Poi servono vento e onde. Il mare viene agitato, incorpora aria e le bolle cominciano a unirsi. È così che può formarsi la schiuma del mare, esattamente come accade lungo moltissime coste del mondo. La NOAA, l’agenzia statunitense che studia oceani e atmosfera, spiega che le fioriture algali e la successiva decomposizione di grandi quantità di materia organica possono aumentare ulteriormente la quantità di sostanze capaci di stabilizzare la schiuma. Non sempre, quindi, ciò che appare bianco sulla superficie è qualcosa arrivato dall’esterno. Anzi, spesso racconta processi che stanno avvenendo dentro il mare stesso. ISPRA ha documentato fenomeni di schiuma naturale legati proprio alla presenza di sostanze organiche e all’azione intensa del moto ondoso. Onde e vento fanno il resto: incorporano aria, spostano la schiuma e possono concentrarla lungo una costa o dentro un’insenatura.

C’è un particolare interessante. Una distesa di schiuma non rimane necessariamente dove si è formata. Può essere trasportata, raccolta lungo linee precise, allungata in strisce o spinta verso terra. Per questo osservarne la posizione può raccontare qualcosa anche del movimento superficiale dell’acqua, pur senza permettere da sola di capire quale corrente sia in atto.

Perché la schiuma del mare può aumentare quando il mare si agita

Onde e moto del mare favoriscono la formazione e l’accumulo della schiuma marina lungo la costa.

Basta guardare la stessa costa in due giornate diverse. Con acqua piatta si vedono appena poche bolle tra le rocce; dopo ore di vento, invece, i punti in cui le onde si infrangono possono riempirsi rapidamente di schiuma. Non è difficile capire perché: più energia entra nel sistema, più acqua e aria vengono mescolate. Se nell’acqua sono già presenti sostanze organiche capaci di rendere le bolle più stabili, il moto ondoso fa il resto. Le crea, le rompe, le ricrea. E soprattutto le sposta.
In autunno questo meccanismo diventa particolarmente interessante da osservare. Non perché novembre produca di per sé più schiuma, ma perché le condizioni meteomarine possono cambiare con maggiore frequenza rispetto alla piena estate. A Lampedusa, poi, basta spostarsi lungo la costa per trovare situazioni molto diverse: un tratto direttamente esposto al vento può ricevere onde continue, mentre un’insenatura più protetta conserva un’acqua decisamente più tranquilla. Anche la forma delle rocce conta. Rientranze, pareti e piccoli spazi tra gli scogli possono trattenere temporaneamente la schiuma e farla apparire molto più abbondante di quanto non sia in mare aperto.

La schiuma del mare a Lampedusa può formare disegni irregolari sulla superficie quando onde e vento mescolano acqua, aria e sostanze organiche naturali.

C’è poi un fenomeno facile da notare dalla barca. A volte la schiuma non è distribuita in modo uniforme, ma forma lunghe linee bianche, quasi fossero state disegnate sulla superficie. Perché? Il vento e i movimenti superficiali dell’acqua possono spingere ciò che galleggia verso determinate zone e creare punti di convergenza. Lì possono raccogliersi schiuma, piccoli frammenti vegetali, foglie di Posidonia e altro materiale naturale trasportato dal mare. Non significa che tutto ciò che compare lungo una linea di accumulo abbia la stessa origine: significa semplicemente che l’acqua sta concentrando in uno stesso punto ciò che riesce a trasportare.
Le correnti marine contribuiscono a questo continuo riordino della superficie. Abbiamo raccontato nel nostro approfondimento sulle correnti marine a Lampedusa quanto il Canale di Sicilia sia attraversato da movimenti complessi, legati a vento, differenze di densità, profondità e circolazione mediterranea. Vicino alla costa entrano poi in gioco anche fattori molto locali: esposizione alle onde, conformazione del fondale, direzione del vento. Per questo una chiazza di schiuma può allungarsi, spezzarsi, sparire e ricomparire poco più avanti senza che sia successo nulla di anomalo.

Ecco perché, osservando la schiuma del mare, vale la pena concedersi qualche minuto prima di trarre conclusioni. Dove si trova? È concentrata proprio dove rompono le onde? Si muove insieme all’acqua? Dopo un po’ si disperde? Ci sono alghe o piccoli residui vegetali nello stesso punto? Sono osservazioni elementari, ma aiutano a capire che il mare non è mai una superficie immobile.
Per chi lo guarda da una barca, una semplice linea bianca può diventare così una specie di traccia. Non dice da sola quale corrente stia passando né permette di stabilire l’origine della schiuma, ma rende visibile qualcosa che normalmente sfugge: l’acqua che si muove, converge, trascina e ridistribuisce continuamente ciò che trova sulla propria strada. Una piccola curiosità, certo. Ma dopo averla capita è difficile tornare a guardare quelle strisce bianche come semplice “sporco sul mare”.

Schiuma del mare è qualcosa di naturale o inquinamento?

E allora quando bisogna preoccuparsi? Dire che “la schiuma bianca è naturale” e quella colorata no sarebbe scorretto, così come considerare ogni accumulo un segnale di contaminazione. Anche fenomeni naturali, comprese alcune fioriture algali, possono produrre colorazioni o schiume insolite.
La cosa più sensata è guardare il contesto. Un po’ di schiuma che compare dove le onde si infrangono, si sposta con il vento e progressivamente si disperde può essere perfettamente compatibile con un fenomeno naturale. Diverso è il caso di schiume molto persistenti accompagnate da odori insoliti, patine oleose, colorazioni anomale, morie di organismi o presenza evidente di uno scarico. In situazioni del genere meglio evitare il contatto e affidare la valutazione agli enti competenti.
Anche ARPA Sicilia ricorda, per esempio, che durante particolari fioriture microalgali possono comparire chiazze schiumose insieme ad altre alterazioni visibili dell’acqua. È un fenomeno differente dalla normale schiuma prodotta dal moto ondoso e dimostra quanto sia importante non trarre conclusioni da un solo elemento.
Osservare il mare significa anche questo: non avere bisogno di attribuire immediatamente un significato a tutto ciò che vediamo. Qualche volta basta fermarsi, guardare come si muove la schiuma, dove si concentra e quanto rapidamente scompare.

La schiuma del mare a Lampedusa e quei dettagli che insegnano a guardare meglio

Una giornata sul mare non è fatta soltanto di grandi incontri. Non servono sempre un delfino vicino alla barca, una tartaruga che emerge o un fondale particolarmente spettacolare. A volte la curiosità comincia da qualcosa di molto più piccolo. Una linea di schiuma. Una zona d’acqua più scura. Il vento che cambia. Un gruppo di uccelli fermo nello stesso punto.

La schiuma del mare a Lampedusa è uno di quei dettagli che sembrano insignificanti finché qualcuno non racconta che cosa può esserci dietro. Da quel momento è difficile guardarla nello stesso modo.
Con La Quarta Isola, conoscere il mare significa anche imparare a riconoscere questi particolari durante la navigazione, perché sapere qualcosa in più rende il paesaggio meno scontato anche proprio durante una escursione a Lampedusa.

Il mare continua a essere bellissimo anche senza spiegazioni. Ma quando cominciamo a capire che cosa sta facendo, diventa molto più interessante.

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