Chi vive Lampedusa giorno dopo giorno, chi la osserva non solo con gli occhi del turista ma con quelli del marinaio, della guida, del biologo o dell’abitante attento, sa che il mare che la circonda non è mai immobile. Non lo è mai davvero. Non solo per il vento, per il passaggio di un’imbarcazione o per l’influsso gravitazionale della Luna: a volte, in alcune giornate particolari, quando il cielo è sereno, l’aria ferma e il porto calmo come uno specchio, il livello del mare, dell’acqua, si solleva e si abbassa lentamente. Come se respirasse. È un fenomeno affascinante, silenzioso, quasi impercettibile all’occhio frettoloso, ma noto a chi il mare lo conosce. Si chiama “sessa”, ed è una delle più enigmatiche oscillazioni marine del Mediterraneo.
La maggior parte dei visitatori, anche i più curiosi, potrebbe non accorgersi mai della presenza di questo fenomeno. Non lo trovi segnalato nei depliant delle escursioni o nelle guide cartacee, eppure, per chi accompagna i visitatori in barca ogni giorno, la sessa è una variabile da conoscere e considerare. Non è pericolosa, non altera le rotte, ma ha la sua voce: cambia il modo in cui il mare si comporta nei pressi della costa, può modificare temporaneamente i livelli delle cale, influenzare l’accesso a certe grotte o il galleggiamento dell’imbarcazione in banchina. È una variazione armonica, simile per certi versi alla marea, ma più localizzata e meno prevedibile. Molti la confondono con una normale variazione di marea, ma in realtà la sessa nasce da un complesso insieme di fattori atmosferici, geografici e fisici. In alcune condizioni, come in presenza di rapidi cambiamenti barici, oppure di venti improvvisi che colpiscono porzioni ampie del Mediterraneo, può originarsi un’onda stazionaria che inizia a riflettersi all’interno di una baia, come quella di Cala Pisana o del porto nuovo. A quel punto, l’acqua comincia ad alzarsi e abbassarsi a ritmo lento, anche di alcuni centimetri, senza alcuna causa apparente.
Proprio perché è così sfuggente, la sessa conserva il fascino delle cose che sfidano la logica immediata. E in un’isola come Lampedusa, dove il mare è protagonista assoluto della vita quotidiana, comprenderne i segreti significa anche osservare meglio, con più rispetto e meraviglia, ciò che a volte diamo per scontato.
Maree e sesse non sono la stessa cosa quando si tratta di livello del mare

Quando si parla di variazioni del livello del mare, il pensiero corre subito alle maree: l’oscillazione quotidiana causata dall’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole, responsabile del noto ciclo di alta e bassa marea. Ma il fenomeno della sessa è qualcosa di diverso, più raro e affascinante. Se la marea ha una ciclicità prevedibile, regolata da precise leggi astronomiche e ben studiata in ogni porto del mondo, la sessa è invece un’oscillazione libera, spesso imprevedibile, che si genera localmente e che può manifestarsi senza preavviso anche in assenza di venti o correnti visibili. Tecnicamente, la sessa è definita come un’onda stazionaria di grande lunghezza, che si origina all’interno di un bacino semi-chiuso, come un golfo, una baia o un porto, e che può essere innescata da rapidi cambiamenti della pressione atmosferica, da terremoti sottomarini, o da onde lunghe che entrano nel bacino e rimbalzano da una riva all’altra. Quando la lunghezza dell’onda corrisponde alla dimensione del bacino stesso, si genera una sorta di “risonanza” che mantiene l’acqua in movimento per ore, anche in condizioni meteorologiche apparentemente stabili.
Nel caso di Lampedusa, le sesse sono più frequenti in aree ben delimitate, come il porto nuovo o Cala Pisana, dove la conformazione della costa e il fondale relativamente piatto permettono la formazione di queste onde stazionarie. Non si tratta di onde come quelle che si infrangono sulla spiaggia: la superficie resta spesso liscia, ma il livello dell’acqua sale e scende in modo ciclico e molto lento, con oscillazioni che possono andare da pochi centimetri fino, in casi rari, a 50 o 60 cm. Uno dei casi più noti e documentati è quello del porto di Nagoya, in Giappone, dove le sesse possono raggiungere anche il metro e mezzo di ampiezza. In Europa, episodi significativi sono stati registrati a Rijeka, in Croazia, e a Mazara del Vallo, in Sicilia. Ma anche a Lampedusa, le segnalazioni da parte di pescatori, subacquei e guide locali sono numerose: la sessa è conosciuta, rispettata, ma ancora oggi parzialmente misteriosa.
Va detto che, a differenza delle maree, la sessa non dipende dalla Luna e non ha un calendario fisso. È un evento meteorologico e geofisico, più simile a una vibrazione del mare che a una risacca classica. Per certi versi, potremmo paragonarla a ciò che accade all’interno di un bicchiere d’acqua se lo colpiamo sul bordo: l’acqua inizia a oscillare avanti e indietro, anche senza che vi sia una vera “onda”. È il contenitore, il bacino marino, a determinare le modalità dell’oscillazione. Proprio questa natura imprevedibile fa delle sesse un argomento di studio ancora attuale. In ambito scientifico, i ricercatori che si occupano di oceanografia fisica e idrodinamica portuale continuano a studiarle per capire meglio il comportamento dell’acqua in risposta a stimoli esterni. Anche perché, sebbene raramente pericolose, le sesse possono generare disagi nei porti turistici o commerciali: pensiamo, ad esempio, all’ormeggio di imbarcazioni leggere, che può diventare instabile in presenza di fluttuazioni non visibili all’occhio nudo.
In alcuni casi, si sono verificate anche sesse atmosferiche, ossia oscillazioni della pressione barometrica che si traducono in variazioni di livello marino visibili. A volte, la sessa può essere accompagnata da un lieve rumore, un suono sordo e ritmato percepibile da chi sosta in silenzio vicino al molo. È il mare che si muove dentro il suo spazio ristretto, in un ritmo tutto suo. A Lampedusa, chi accompagna i turisti per mare o per immersioni sa che le condizioni possono variare nel corso della giornata, e che la sessa, pur discreta, è un segnale da riconoscere. Non è raro che le guide esperte avvertano i più attenti: “Vedi come si muove piano, su e giù? È la sessa, non la marea”. Una lezione che vale più di molte pagine di scienza: l’osservazione diretta, sul campo, resta il modo migliore per capire davvero il mare e i suoi respiri.
Quando il mare respira in silenzio

L’acqua che si muove senza vento è ipnotica. Chi si ferma a guardare con attenzione la linea dove l’acqua incontra il molo, a Cala Maluk, a Porto Nuovo, o persino nelle calette più riparate come Cala Pisana, potrebbe notare questo fenomeno inusuale: l’acqua sale e scende lievemente, con un ritmo lento e regolare, senza che ci siano onde. Nessun gommone è passato, nessun peschereccio ha turbato la superficie. Eppure, il mare respira. È in questi momenti che si può osservare la sessa. Uno degli aspetti più curiosi della sessa è che può dare l’impressione di una marea rapida, soprattutto a chi sosta per un po’ nello stesso punto. A volte bastano venti minuti per notare che l’acqua ha guadagnato o perso diversi centimetri, come se un “respiro” del mare si stesse compiendo sotto i nostri occhi. L’illusione è amplificata quando ci si trova in prossimità di scale, pietre, scogli levigati: lì si vede bene fin dove arriva l’umido, fin dove scende il livello, come se il mare stesse facendo le prove di un’uscita e rientrata in scena. Alcuni raccontano che si nota di più quando il cielo è coperto, altri quando la pressione atmosferica è calata bruscamente dopo giorni di bonaccia. Ma c’è chi giura di averla vista anche con il cielo limpido e l’aria immobile. Una costante, insomma, è la sua imprevedibilità apparente, che però risponde a regole fisiche precise. Regole che a volte sembrano un po’ capricciose, ma che riflettono la delicatezza degli equilibri del Mediterraneo.
Lampedusa, in questo senso, è un piccolo laboratorio naturale. Essendo un’isola piccola, esposta ma anche dotata di insenature e porticcioli che si comportano da bacini chiusi, è perfetta per ospitare fenomeni come le sesse. E non è raro che escursionisti e viaggiatori si trovino a osservare questi micro-cambiamenti del mare quasi per caso, mentre fanno snorkeling, o durante una sosta sulla battigia. Chi sosta a Cala Croce, ad esempio, in certe ore del giorno, può notare che la battigia si sposta con lentezza, come se l’acqua facesse un passo avanti e poi un passo indietro, senza che ci sia alcuna corrente visibile. In quei momenti, più che una marea, si ha l’impressione di essere davanti a un fenomeno che ha a che fare con l’anima dell’isola stessa. Il mare, semplicemente, non è fermo. È vivo. Per i più curiosi, è interessante anche osservare le barche attraccate al porto durante una sessa attiva: i cavi si tendono e si allentano senza causa apparente, e le prue si alzano e si abbassano senza che vi siano onde evidenti. In alcuni casi, chi dorme su una barca ormeggiata riferisce un movimento oscillatorio impercettibile ma continuo, quasi cullante, che può durare ore. Il fenomeno si amplifica durante l’autunno e l’inizio dell’inverno, quando i contrasti termici tra mare e aria sono più accentuati. La temperatura dell’acqua, che tende a mantenersi più calda rispetto all’atmosfera anche in dicembre, può contribuire alla formazione di differenze di pressione che generano proprio quelle piccole oscillazioni da cui si originano le sesse. È un altro motivo per cui Lampedusa, anche fuori stagione, resta un luogo perfetto per osservare il comportamento “profondo” del mare.
Per i viaggiatori interessati alla fotografia naturalistica, le sesse offrono un’opportunità rara: scatti a lunga esposizione in cui il livello dell’acqua cambia lentamente, giochi di riflessi sulle superfici ferme, barche che sembrano danzare senza muoversi. Ma anche per chi non porta con sé una reflex, l’esperienza resta incisa nella memoria. Perché pochi luoghi, come Lampedusa, sanno raccontare con tanta grazia quanto l’acqua non sia mai davvero ferma. In fondo, se è vero che il Mediterraneo è un mare antico e narrativo, Lampedusa ne rappresenta una delle sue voci più intime. E le sesse, questi strani moti del mare che sfuggono alla fretta e si rivelano solo a chi osserva con lentezza, ne sono la punteggiatura nascosta. Piccoli movimenti che raccontano molto più di quanto sembri. Bisogna solo avere il tempo, e la voglia, di restare.
La conoscenza del mare passa anche dal silenzio

A Lampedusa non è solo la superficie a parlare. Sono i moti invisibili, i battiti lenti delle onde senza vento, i millimetri guadagnati e poi persi dal mare, a raccontare qualcosa di più profondo. La sessa, in tutto questo, è come un respiro trattenuto. Una pausa tra un’onda e l’altra. Un invito a osservare.
Chi conosce davvero l’isola sa che qui il mare non è mai un semplice sfondo. È sostanza, presenza viva. E non serve per forza prendere il largo per entrare in sintonia con questa energia. A volte basta fermarsi su una roccia, guardare il movimento del bagnasciuga, lasciarsi sorprendere da quello che cambia senza rumore. Le vere esperienze, spesso, cominciano così. Nel corso degli anni, La Quarta Isola ha costruito un rapporto autentico con l’elemento marino. Non è solo una realtà che organizza escursioni. È, prima di tutto, una finestra sulla conoscenza lenta e rispettosa del mare. Anche quando la stagione è ferma e le imbarcazioni non solcano le onde, lo spirito che anima ogni progetto resta: osservare, ascoltare, raccontare ma senza banalizzare.
Per chi desidera approfondire i fenomeni marini e scoprire aspetti poco noti dell’isola, visitare il sito de La Quarta Isola può essere un primo passo. Non solo per prenotare una futura escursione in primavera o estate, ma per leggere, riflettere, informarsi. Nella sezione dedicata alle escursioni troverai esperienze pensate per entrare davvero in relazione con l’ambiente, mentre la pagina contatti è sempre aperta per chi desidera ricevere suggerimenti o scoprire la prossima stagione. Perché anche quando le barche riposano, la cultura del mare continua a navigare. Si trasmette nei racconti, nelle immagini, nei gesti di chi ha scelto di vivere l’isola tutto l’anno. E proprio da questi dettagli si distingue chi ama davvero Lampedusa da chi la attraversa soltanto.
Le sesse, con la loro delicatezza, ci insegnano qualcosa di grande, ovvero che il movimento più profondo è spesso quello più difficile da notare. Ma una volta che lo vedi, non lo dimentichi più. È come se il mare stesso, con quei suoi respiri impercettibili, ti avesse sussurrato un segreto.
E allora non resta che ascoltarlo. Anche in inverno. Anche da riva.